Sant'Agostino - Augustinus Hipponensis
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FLORILEGIO DI FRASI AGOSTINIANE
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Florilegio di frasi agostiniane

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  1. Non fece forse la volontà del Padre la vergine Maria, la quale per la fede credette, per la fede concepì, fu scelta perché da lei la salvezza nascesse per noi tra gli uomini, e fu creata da Cristo prima che Cristo fosse creato nel suo seno? Santa Maria fece la volontà del Padre e la fece interamente; e perciò vale di più per Maria essere discepola di Cristo anziché madre di Cristo; vale di più, è una prerogativa più felice essere stata discepola anziché madre di Cristo. (Serm. 72/A, 7)
     
  2. La Chiesa assomiglia a Maria che partorì il Signore. Forse che santa Maria non partorì da vergine, e vergine rimase? Così anche la Chiesa partorisce ed è vergine. E se consideri bene, essa partorisce il Cristo, perché son membra di Cristo quelli che vengono battezzati ... E se partorisce membra di Cristo, essa è somigliantissima a Maria. (Serm. 213, 8)
     
  3. Se Maria fu beata per aver concepito il corpo di Cristo, lo fu maggiormente per aver accettato la fede nel Cristo ... Di nessun valore sarebbe stata per lei la stessa divina maternità, se lei il Cristo non l'avesse portato nel cuore, con una sorte più fortunata di quando lo concepì nella carne. (De s. virg. 3, 3)
     
  4. Santa è Maria, beata è Maria, ma più importante è la Chiesa che non la vergine Maria. Perché? Perché Maria è una parte della Chiesa, un membro santo, eccellente, superiore a tutti gli altri, ma tuttavia un membro di tutto il corpo. Se è un membro di tutto il corpo, senza dubbio più importante d'un membro è il corpo. (Serm. 72/A, 7)
     
  5. Chi infatti non vuole farsi vincere dalla verità, resta vinto dall'errore. Oh, se si lasciassero vincere dalla carità invece che dalla collera passionale! Risulterebbero vincitori proprio per il fatto di essersi lasciati vincere. (Serm. 358, 1)
     
  6. Pertanto ogni uomo è separato da Dio fino a quando per la mediazione del Cristo non è rinconciliato con Dio; e nessuno può essere separato da Dio se non a causa dei peccati che lo tengano lontano da Dio, e può essere riconciliato solo con la remissione dei peccati, in virtù dell'unica grazia del misericordiosissimo Salvatore, in virtù dell'unica vittima offerta dal verissimo Sacerdote. (De praed. sanct. 1, 28, 56)
     
  7. L'anima del Mediatore ha provato che non era la pena del peccato che lo conduceva alla morte del corpo, perché egli non lo ha abbandonato contro la sua volontà ma perché lo ha voluto, quando lo ha voluto, come lo ha voluto. (De Trin. 4, 13, 16)
     
  8. Egli ci riconcilia con Dio per mezzo del suo sacrificio di pace, rimanendo egli tutt'uno con Dio a cui si offriva, facendo tutt'uno in sé coloro per i quali l'offriva, tutt'uno essendo lui che offriva con ciò che offriva. (De Trin. 4, 14, 19)
     
  9. Ignoranza e debolezza sono i vizi che impediscono alla volontà di determinarsi a fare un'opera buona e ad astenersi da un'opera cattiva. Ma che diventi noto quello che era nascosto e soave quello che non dilettava è dono della grazia di Dio, la quale aiuta le volontà degli uomini. (De pecc. mer. et rem. 2, 17, 26)
     
  10. Il Signore, Dio buono, non dona talvolta nemmeno ai suoi santi o la scienza certa o la dilettazione vittrice di qualche giusta azione, perché sappiano che non da se stessi, ma da lui ricevono la luce che illumina le loro tenebre e la soavità che fa dare alla loro terra il suo frutto. (De pecc. mer. et rem. 2, 19, 32)
     
  11. Quanto ci amasti, Padre buono, che non risparmiasti il tuo unico Figlio, consegnandolo agli empi per noi! Quanto amasti noi, per i quali egli, non giudicando un'usurpazione la sua uguaglianza con te, si fece suddito fino a morire in croce, lui, l'unico a essere libero fra i morti, vittorioso e vittima per noi al tuo cospetto, e vittorioso in quanto vittima; sacerdote e sacrificio per noi al tuo cospetto, e sacerdote in quanto sacrificio; che ci rese, da servi, tuoi figli, nascendo da te e servendo noi! A ragione è salda in lui la mia speranza che guarirai tutte le mie debolezze grazie a chi siede alla tua destra e intercede per noi presso di te. (Confess. 10, 43, 69)
     
  12. Dunque non giustificati per la legge, non giustificati per la propria volontà, ma giustificati gratuitamente per la sua grazia. Non che ciò avvenga senza la nostra volontà, ma la nostra volontà si dimostra inferma davanti alla legge, perché la grazia guarisca la volontà, e la volontà guarita osservi la legge, non più soggetta alla legge, né bisognosa della legge. (De spir. et litt. 9, 15)
     
  13. Essere significa esistere sempre nel medesimo modo ... Tutto ciò che può cambiare, una volta cambiato non è più ciò che era ... lì è intervenuta come una morte ... È morto il nero sul capo dell'uomo canuto, è morta la bellezza nel corpo del vecchio stanco ... "fu" e "sarà"; pensa a Dio e troverai che egli "è" ... Se anche tu vuoi essere, trascendi il tempo. (In Io. ev. tr. 38, 10)
     
  14. Nel tempo di quaggiù davvero ogni giorno viene, perché poi non sia: è così di ogni ora, di ogni mese, di ogni anno; nessuna di queste cose è stabile: prima che venga, sarà; e dopo che è venuta, non sarà più ... Gli anni di Dio sono l'eternità di Dio, e questa eternità è la stessa sostanza di Dio, che non conosce mutazioni di sorta ... Tutto quanto lì esiste è semplicemente il presente ... Questa eternità ci ha chiamato e dall'eternità è balzato fuori il Verbo. Già esisteva l'eternità, e con essa il Verbo, quando il tempo ancora non era! (Ep. 101, 2, 10)
     
  15. Per te Cristo è comparso nel tempo, proprio perché tu divenissi eterno. Si è inserito nel tempo, ma senza staccarsi dall'eternità. Tu invece sei nato nel tempo, e sei diventato schiavo del tempo a causa del peccato ... egli invece si è sottomesso al tempo, per esercitare la misericordia nel perdono dei peccati. Quale differenza tra il reo e chi è venuto in carcere a visitarlo. (In Io. ep. tr. 2, 10)
     
  16. Per la legge si ha la cognizione del peccato, per la fede l'interpretazione della grazia contro il peccato, per la grazia la sanazione dell'anima dal vizio del peccato, per la sanazione dell'anima la libertà dell'arbitrio, per il libero arbitrio l'amore della giustizia, per l'amore della giustizia l'osservanza della legge. Come dunque la legge non si elimina ma si conferma per la fede, perché la fede impetra la grazia di poter praticare la legge, così il libero arbitrio non si elimina per la grazia ma si conferma, perché la grazia risana la volontà con la quale si ama liberamente la giustizia. (De spir. et litt. 30, 52)
     
  17. Mi è noto che già vai dicendo interiormente: "Ecco, in epoca cristiana, Roma è nella desolazione", o anche: "Roma è stata devastata e data alle fiamme: perché in epoca cristiana?" Chi sei che parli in tal modo? Un cristiano. Allora, se sei cristiano, rispondi tu a te stesso: perché Dio lo ha voluto. Ma che dico al pagano? mi accusa. Che ti dice? di che ti accusa? "Ecco, quando offrivamo sacrifici ai nostri dèi, Roma era sicura. Al presente, poiché è diventato più importante e più frequente il sacrificio al vostro Dio e sono impediti e vietati i sacrifici ai nostri dèi, ecco in quali sventure si trova Roma" ... Rispondi subito. Come fatto storico, questo è il terzo incendio della città di Roma ... È stata data alle fiamme solo una volta al tempo dei sacrifici dei cristiani, già due volte è stata preda del fuoco al tempo dei sacrifici dei pagani ... Bruciò pertanto una, due, tre volte: che gusto prendi a mormorare contro Dio per una città che è abituata a bruciare? (Serm. 296, 9)
     
  18. Coloro che affermano che la dottrina di Cristo è nemica dello Stato, ci diano tali sudditi quali prescrive che siano la dottrina cristiana, e poi osino chiamarla nemica dello Stato: dovrebbero piuttosto confessare che, se essa fosse osservata, sarebbe la potente salvezza dello Stato. (Ep. 138, 2, 15)
     
  19. Un ottimo Stato non si fonda né si conserva senza il fondamento e il vincolo della fede e della salda concordia, cioè se non quando si ama il bene comune, ossia Dio che è il sommo e verissimo bene, e in lui gli uomini si amano scambievolmente con la massima sincerità allorché si vogliono bene per amor di Lui, al quale non possono nascondere l'animo con cui amano. (Ep. 137, 5, 17)
     
  20. Due amori hanno dunque fondato due città: l'amore di sé fino al disprezzo di Dio ha generato la città terrena, l'amore di Dio fino al disprezzo di sé ha generato la città celeste. Una - la città terrena - si gloria in se stessa, l'altra - la città di Dio - si gloria in Dio; una è dominata dalla libidine di dominare, l'altra dal compito di servire; una nei suoi potenti ama la propria forza, l'altra la ripone in Dio; una, stolta mentre si crede sapiente, non ama Dio, l'altra, dotata della vera sapienza, rende il culto dovuto al vero Dio. (De civ. Dei 14, 28)
     
  21. Due amori, dei quali uno puro e l'altro immondo, uno sociale e l'altro privato, uno sollecito di servire all'utilità comune in vista della città superna e l'altro pronto a subordinare anche il bene comune al proprio potere in vista di un'arrogante dominazione, uno suddito e l'altro rivale a Dio, uno tranquillo e l'altro turbolento, uno pacifico e l'altro sedizioso, uno che preferisce la verità alle lodi degli erranti e l'altro avido di lodi in qualsiasi modo, l'uno amichevole e l'altro invidioso, uno che vuole al prossimo ciò che vuole a se stesso e l'altro che vuole sottomettere il prossimo a se stesso, uno che governa il prossimo per l'utilità del prossimo e l'altro che governa per la sua utilità ... hanno fondato e distinto le due città. (De Gen. ad litt. 11, 15, 20)
     
  22. Ho inteso difendere la gloriosissima città di Dio ... sia mentre essa in questo fluire dei tempi, vivendo di fede, è esule fra gli infedeli, sia nella quiete della patria celeste che ora attende nella perseveranza ... e che poi conseguirà mediante la supremazia con la vittoria ultima e la pace finale. (De civ. Dei 1, proemio)
     
  23. Ormai siamo salvati nella speranza e siamo figli della luce e figli del giorno, non figli della notte e delle tenebre come un tempo. Fra questi e noi tu solo, nella perdurante incertezza della scienza umana, operi la separazione, poiché vagli i nostri cuori. (Confess. 13, 14, 15)
     
  24. Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli stati? È pur sempre un gruppo di individui che è retto dal comando di un capo, è vincolato da un patto sociale e il bottino si divide secondo la legge della convenzione. (De civ. Dei 4, 4)
     
  25. La pace del corpo è l'ordinata proporzione delle parti, la pace dell'anima irragionevole è l'ordinata pacatezza delle inclinazioni, la pace dell'anima ragionevole è l'ordinato accordo del pensare e dell'agire, la pace del corpo e dell'anima è la vita ordinata e la salute del vivente, la pace tra l'uomo soggetto alla morte e Dio è l'obbedienza ordinata nella fede in dipendenza alla legge eterna, la pace degli uomini è l'ordinata concordia, la pace della casa è l'ordinata concordia del comandare e obbedire dei suoi abitanti, la pace dello stato è l'ordinata concordia del comandare e obbedire dei cittadini, la pace della città celeste è l'unione sommamente ordinata e concorde di coloro che godono di Dio e vicendevolmente in Dio, la pace dell'universo è la tranquillità dell'ordine. (De civ. Dei 19, 13. 1)
     
  26. Anche la città terrena che non vive di fede desidera la pace terrena e stabilisce l'accordo del comandare e obbedire dei cittadini in modo che vi sia un certo consenso dell'uman volere nei confronti dei beni pertinenti alla vita soggetta a morire. Invece la città celeste o piuttosto quella parte di essa, che è in esilio in questa soggezione alla morte e vive di fede, necessariamente deve trar profitto da questa pace fino a che cessi la soggezione al morire, alla quale è indispensabile questa pace. Perciò, mentre nella città terrena trascorre la vita prigioniera della sua dimora in esilio, ricevuta ormai la promessa del riscatto e il dono della grazia spirituale come caparra, non dubita di sottomettersi alle leggi della città terrena, con cui sono amministrati i beni messi a disposizione per il sostentamento della vita soggetta a morire. Così, essendo comune la soggezione a morire, nei beni che la riguardano è mantenuta la concordia fra le due città. (De civ. Dei 19, 17)
     
  27. Così in tutte le cose umane nulla è caro all'uomo senza un amico. Ma quanti se ne trovano di così fedeli, da poterci fidare con sicurezza riguardo all'animo e alla condotta in questa vita? Nessuno conosce un altro come se stesso: eppure nessuno è tanto noto a se stesso da poter essere sicuro della propria condotta del giorno dopo. (Ep. 130, 2, 4)
     
  28. Questi e altri simili segni di cuori innamorati l'uno dell'altro espressi dalla bocca, dalla lingua, dagli occhi e da mille gesti gradevolissimi, sono l'esca, direi, della fiamma che fonde insieme le anime e di molte ne fa una sola. (Confess. 4, 8. 13)
     
  29. Quando uno vede il suo amico fare qualcosa di male, lo ritrae da ciò: se non lo ascolta, pronuncia anche parole di riprensione, sgrida, litiga. A volte è costretto proprio a litigare. Ma è l'amore che litiga. Non badare all'apparente severità di chi rimprovera: guarda alla sorgente, cerca la radice da dove viene quell'atteggiamento. (In Io. ep. tr. 10, 7)
     
  30. L'amicizia non dev'essere circoscritta in limiti angusti. Essa abbraccia tutti quelli cui son dovuti affetto e amore, quantunque si rivolga con più propensione verso alcuni e con più esitazione verso altri. Essa si estende sino ai nemici, per i quali siamo tenuti anche a pregare. (Ep. 130, 6, 13)
     
  31. Se è la virtù a condurci alla vita beata, posso affermare che la virtù non è altro che il sommo amore di Dio. Infatti la ripartizione della virtù in altre quattro, da quel che posso capire, dipende da una modulazione dello stesso amore. (De mor. Eccl. Cath. 1, 15, 25)
     
  32. Animato dalla carità ti sarà facile tutto ciò che prima era assai faticoso, sorretto da essa ti sarà leggero tutto ciò che giudicavi pesante. Prendi questo carico: non ti opprimerà, ti solleverà, sarà per te come le ali. (Serm. 68, 13)
     
  33. Tanto infatti può il sentimento dell'animo solidale, che quando (i discepoli) si lasciano influenzare da noi che parliamo e noi da loro che imparano, abitiamo l'uno negli altri: così è come se quelli dicessero a noi ciò che ascoltano e noi imparassimo da loro ciò che insegniamo. Non accade forse di solito che, quando mostriamo a chi non li ha mai visti prima, luoghi belli e ameni, di città o di campagna (che noi, avendoli già visti, attraversiamo senza alcun interesse), si rinnovi il nostro piacere nel loro piacere della novità? E tanto più, quanto più sono amici! Perché attraverso il legame dell'amore, quanto più noi viviamo in essi, tanto più le cose vecchie diventano nuove anche per noi. (De cath. rud. 12, 17)
     
  34. Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto: ama e fa' ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che tu perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell'amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene. (In Io. ep. tr. 7, 8)
     
  35. Pur dovendosi a tutti la stessa carità, non a tutti dev'essere somministrata la stessa medicina: così la stessa carità alcuni li genera, con altri si fa debole; si preoccupa di edificare alcuni, mentre teme di offendere altri; verso alcuni si china, verso altri si erge; con alcuni è tenera, con altri severa; ma di nessuna è nemica, a tutti è madre. (De cath. rud. 15, 23)
     
  36. Non guardare ciò che fiorisce di fuori, ma quale sia la radice che sta nascosta in terra. Ha preso radici in te la cupidità del denaro? Può darsi che ci sia un'apparenza di opere buone, ma opere veramente buone non potranno esserci. Ha preso radici dentro di te la carità? Sta' sicuro, nessun male ne può derivare. (In Io. ep. tr. 8, 9)
     
  37. Potrà darsi che uno sia caldo e un altro freddo. Ebbene, chi è caldo infiammi chi è freddo, e chi arde poco desideri vivamente che il suo calore cresca e preghi per ottenere aiuto. Il Signore è pronto a dare, noi dilatiamo il cuore e desideriamo di ricevere. (Serm. 234, 3)
     
  38. Ora, che è ormai giorno, sebbene ancora notte, cerchiamo di notte Dio con le nostre mani. Cerchiamo Dio! Non sia sterile il nostro desiderio ... Anche se è notte quando cerchiamo colui che cerchiamo con le mani, non resteremo delusi perché la nostra ricerca si compie davanti a lui. (En. in ps. 76, 4)
     
  39. Sia dinanzi a lui il tuo desiderio; ed il Padre, che vede nel segreto, lo esaudirà. Il tuo desiderio è la tua preghiera; se continuo è il desiderio, continua è la preghiera. Il desiderio è la preghiera interiore che non conosce interruzione. Qualunque cosa tu faccia, se desideri quel sabato, non smetti mai di pregare ... Il tuo desiderio continuo sarà la tua continua voce. Tacerai se cesserai di amare ... Il gelo della carità è il silenzio del cuore; l'ardore della carità è il grido del cuore. Se sempre permane la carità, tu sempre gridi; se sempre gridi, sempre desideri; e se desideri, ti ricordi della pace ... Se dentro al cuore c'è il desiderio, c'è anche il gemito; non sempre giunge alle orecchie degli uomini, ma mai resta lontano dalle orecchie di Dio (En. in ps. 37, 14).
     
  40. Noi preghiamo sempre con desiderio continuo sgorgato dalla fede, speranza e carità. Ma a intervalli fissi di ore e in date circostanze preghiamo Dio anche con parole, affinché mediante quei segni delle cose stimoliamo noi stessi e ci rendiamo conto di quanto abbiamo progredito in questo desiderio e ci sproniamo più vivamente ad accrescerlo in noi ... Una cosa è un parlare a lungo, altra cosa un intimo e durevole desiderio. (Ep. 130, 9-10).
     
  41. Il desiderio è il recesso più intimo del cuore. Quanto più il desiderio dilata il nostro cuore, tanto più diventeremo capaci di accogliere Dio. Ad accendere in noi il desiderio contribuiscono la S. Scrittura, l'assemblea del popolo, la celebrazione dei misteri, il Santo Battesimo, il canto delle lodi a Dio, la nostra stessa predicazione: tutto è destinato a far dilatare sempre più questo desiderio. Vogliate, perciò, amare con me (In Io. Ev. tr. 40, 10)
     
  42. Qualunque cosa tu faccia, se desideri quel sabato (il riposo eterno), non smetti mai di pregare. Se non vuoi interrompere la preghiera, non cessar mai di desiderare. Il tuo desiderio continuo sarà la tua continua voce. Tacerai se cesserai di amare ... Il gelo della carità è il silenzio del cuore, l'ardore della carità è il grido del cuore. Se sempre permane la carità, tu sempre gridi. Se sempre gridi, sempre desideri; e se desideri, ti ricordi della pace. (En. in ps. 37, 14)
     
  43. I benefici eterni cerchiamo di desiderarli con tutto l'ardore dell'anima, di chiederli con perseveranza completa nella preghiera ma senza molte parole, manifestandoli con gemiti sinceri. Il desiderio prega sempre, anche se tace la lingua. Quand'è che sonnecchia la preghiera? Quando si raffredda il desiderio. (Serm. 80, 7)
     
  44. Il Signore Dio nostro non desidera che noi gli facciamo conoscere qual è il nostro volere ch'egli non può non conoscere, ma desidera che nelle preghiere si eserciti il nostro desiderio, onde diventiamo capaci di prendere ciò che prepara di darci.
     
  45. Ecco che Egli quasi intona per te il canto: non cercare le parole, quasi che tu potessi dare forma a un canto per cui Dio si diletti. Canta nel giubilo. Che significa giubilare? Intendere senza poter spiegare a parole ciò che con il cuore si canta. (Ep. 32, II, 1, 8)
     
  46. Non sia soltanto la tua voce a cantare le lodi divine ma alla tua voce s'accordino anche le opere. Se infatti canterai solo con la voce, a un certo momento dovrai tacere: canta invece con la vita, affinché mai debba tacere. (Ep. 146, 2)
     
  47. Se dunque vuoi lodare degnamente Dio, canta non soltanto con la lingua ma prendendo in mano il salterio delle opere buone. Lo lodi quando sbrighi gli affari, lo lodi quando mangi e bevi, lo lodi quando riposi nel tuo letto, lo lodi quando dormi: quand'è che non lo lodi? Ma la lode di Dio sarà in noi perfetta quando saremo giunti nella città superna. (Ep. 146, 2)
     
  48. La somma opera dell'uomo è soltanto lodare Dio. Nella sua bellezza egli vuole esserti gradito, e a te spetta lodarlo rendendogli grazie. Se la tua preoccupazione non sarà lodare Dio, allora cominci ad amare te stesso. Sii sgradito a te stesso, ti sia gradito colui che ti ha fatto; perché così ti sarà sgradito ciò che tu hai fatto a te medesimo. (Serm. 9)
     
  49. Quando parliamo a Dio e preghiamo, non dobbiamo separare da lui il Figlio, e quando prega il corpo del Figlio, esso non ha da considerarsi staccato dal suo capo; per cui la stessa persona, l'unico salvatore del corpo mistico, il Signore nostro Gesù Cristo, Figlio di Dio, è colui che prega per noi, che prega in noi e che è pregato da noi. Prega per noi come nostro sacerdote; prega in noi come nostro capo; è pregato da noi come nostro Dio. Riconosciamo dunque in lui la nostra voce, e in noi la sua voce. (Ep. 85, 1)
     
  50. Chi dice cose che non abbiano attinenza con questa preghiera evangelica, anche se non prega illecitamente, prega in modo carnale e non so come quelle cose non si dicano in modo illecito, dal momento che ai rinati nello Spirito conviene pregare solo in modo spirituale. (Ep. 130, 12, 22)
     
  51. Nella preghiera avviene la conversione del cuore verso Colui che è sempre pronto a dare se noi siamo in grado di ricevere quanto ha dato. Nella conversione poi avviene la purificazione dell'occhio interiore, quando si escludono le cose che si bramavano temporalmente, e ciò affinché la pupilla del cuore possa sopportare la luce semplice che risplende senza tramonto o mutazione; e non solo sopportarla ma anche abitare in essa; e abitarvi non solo senza fastidio ma anche con ineffabile gaudio, nel quale consiste la vita veramente e genuinamente beata. (De serm. Dom. in m. 2, 3, 14)
     
  52. L'amore della verità cerca la quiete della contemplazione, il dovere dell'amore accetta l'attività dell'apostolato. Se questo peso nessuno ce l'impone, dobbiamo attendere alla ricerca e all'acquisto della verità; se ci viene imposto, dobbiamo accettarlo per il dovere della carità. Ma neppure in questo caso dobbiamo abbandonare il diletto della verità, perché non avvenga che, sottrattaci questa dolcezza, ci opprima quel dovere. (De civ. Dei 19, 19)
     
  53. Buone sono le opere fatte a favore dei poveri, e soprattutto i servigi dovuti e le cure religiose per i fedeli servi di Dio ... Alle volte alcuni, senza sapere chi accoglievano, ospitarono degli angeli. Buone sono queste occupazioni; migliore tuttavia quella scelta da Maria; la prima infatti comporta l'affaccendarsi per necessità, la seconda apporta la dolcezza derivante dalla carità ... A te sarà portato via un giorno il peso della necessità, mentre eterna è la dolcezza della verità. Non le sarà tolta la parte che si è scelta; non le sarà tolta ma accresciuta. In questa vita infatti le sarà aumentata, le sarà resa perfetta nell'altra vita, ma non le sarà tolta giammai. (Serm. 103, 4, 5)
     
  54. Chiunque chiede al Signore e cerca di ottenere l'unica cosa, senza la quale non giova nulla, la chiede con certezza e sicurezza. Questa cosa infatti è l'unica vera vita e la sola beata: contemplare le delizie di Dio nell'immortalità dell'anima e nell'incorruttibilità del corpo. Chi l'otterrà, possiede tutto ciò che vuole né potrà chiedere cosa che non sarà conveniente. In essa è la sorgente della vita, di cui ora dobbiamo aver sete nella preghiera, finché viviamo nella speranza, sotto la protezione di Colui al cui cospetto è tutto intero il nostro desiderio di saziarci al fiume delle sue delizie. In Lui il nostro desiderio sarà saziato e non vi sarà più da chiedere con gemiti, ma solo da possedere con gaudio. (Ep. 130, 14, 27)
     
  55. Pertanto una carità incipiente è una giustizia incipiente, una carità progredita è una giustizia progredita, una carità grande è una giustizia grande, una carità perfetta è una giustizia perfetta. Perfetta però è la carità che sgorga da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera. La carità è somma in questa vita, quando per lei si disprezza la stessa vita. (De nat. et gr. 70, 84)
     
  56. Nella casa del Signore eterna è la festa. Non vi si celebra una festa che passa. Il festoso coro degli angeli è eterno; il volto di Dio presente dona una letizia che mai viene meno. Questo giorno di festa non ha né inizio né fine. Da quella eterna e perpetua festa risuona un non so che di canoro e di dolce alle orecchie del cuore; purché non sia disturbata dai rumori del mondo. Il suono di quella festa accarezza le orecchie di chi cammina nella tenda e osserva i miracoli di Dio nella redenzione dei fedeli, e rapisce il cervo alle fonti delle acque. (Ep. 41, 9)
     
  57. Ricado sotto i pesi tormentosi della terra. Le solite occupazioni mi riassorbono, mi trattengono, e molto piango, ma molto mi trattengono, tanto è considerevole il fardello dell'abitudine. Ove valgo, non voglio stare; ove voglio, non valgo, e qui e là sto infelice. (Confess. 10, 40, 65)
     
  58. Conversavamo soli con grande dolcezza. Dimentichi delle cose passate e protesi verso quelle che stanno innanzi, cercavamo fra noi alla presenza della verità, che sei tu, quale sarebbe stata la vita eterna dei santi, che occhio non vide, orecchio non udì, né sorse in cuore d'uomo. Aprivamo avidamente la bocca del cuore al getto superno della tua fonte, la fonte della vita, che è presso di te, per esserne irrorati secondo il nostro potere e quindi concepire in qualche modo una realtà così alta. (Confess. 9, 10, 23)
     
  59. Elevandoci con più ardente impeto d'amore verso l'Essere stesso, percorremmo su su tutte le cose corporee e il cielo medesimo, onde il sole, la luna e le stelle brillano sulla terra. E ancora ascendendo in noi stessi con la considerazione, l'esaltazione, l'ammirazione delle tue opere, giungemmo alle nostre anime e anch'esse superammo per attingere la plaga dell'abbondanza inesauribile, ove pasci Israele in eterno col pascolo della verità, ove la vita è Sapienza, per cui si fanno tutte le cose presenti e che furono e che saranno, mentre essa non si fa, ma tale è oggi quale fu e quale sempre sarà ... E mentre ne parlavamo e anelavamo verso di lei, la cogliemmo un poco con lo slancio totale della mente, e sospirando vi lasciammo avvinte le primizie dello spirito, per ridiscendere al suono vuoto delle nostre bocche, ove la parola ha principio e fine. (Confess. 9, 10, 24)
     
  60. Poiché è vero che tutti gli uomini vogliono essere beati, che questo è il solo fine cui aspirano con un amore ardentissimo e in vista di questo desiderano anche tutte le cose, e, d'altra parte, nessuno può amare ciò di cui ignora del tutto la natura e la qualità e nessuno può ignorare la natura di ciò che sa di volere, ne consegue che tutti sanno che cos'è la vita beata. (De Trin. 13, 5, 8)
     
  61. L'essere ragionevole è creato in un grado tanto alto che, sebbene sia nel divenire, tuttavia, unendosi al bene che non diviene, cioè a Dio sommo, raggiunge la felicità e colma la propria insoddisfazione soltanto se è felice, e Dio soltanto può colmarla. (De civ. Dei 12, 1. 3)
     
  62. La beatitudine, che può rendere beata l'anima stessa, non si realizza se non mediante la partecipazione a quella vita sempre viva, a quella sostanza immutabile ed eterna che è Dio ... E così come l'anima, che è inferiore a Dio, comunica la vita a ciò che è inferiore ad essa, cioè al corpo, così non può, l'anima, ricevere la vita che la rende felice, se non da ciò che è superiore all'anima stessa ... L'anima è superiore al corpo, e Dio è superiore all'anima. L'anima arricchisce ciò che è inferiore e riceve da chi le è superiore. Si ponga al servizio del suo Signore, se non vuol essere calpestata dal suo servo. Non c'è che il solo Dio che può rendere beata l'anima ... L'anima diventa beata partecipando alla vita di Dio. ... Tu non troverai la beatitudine nell'angelo, ma dove la trova l'angelo, lý la troverai anche tu. (In Io. ev. tr. 23, 5)
     
  63. A noi dunque, che crediamo, lo Sposo si presenti bello. Bello è Dio, Verbo presso Dio; bello nel seno della Vergine, dove non perdette la divinità e assunse l'umanità; bello il Verbo nato fanciullo, perché mentre era fanciullo, succhiava il latte ed era portato in braccio, i cieli hanno parlato, gli angeli hanno cantato lodi, la stella ha diretto il cammino dei magi, è stato adorato nel presepio, cibo per i mansueti. È bello in cielo, bello in terra, bello nel seno, bello nelle braccia dei genitori; bello nei miracoli e nei supplizi; bello nell'invitare alla vita e nel non curarsi della morte; bello nell'abbandonare la vita e nel riprenderla; bello nella croce, nel sepolcro, in cielo... Suprema e vera bellezza è la giustizia; se ovunque è giusto, ovunque è bello. Venga a noi per farsi contemplare con gli occhi dello spirito (En. in ps. 44, 3)
     
  64. In ciò consiste, o miei fratelli, la religione cristiana, che viene predicata in tutto il mondo suscitando la reazione degli avversari, i quali protestano quando sono vinti e infieriscono quando prevalgono. Questa è la religione cristiana, che consiste nel rendere onore ad un solo Dio, non a molti dèi. (In Io. ev. tr. 23, 5)
     
  65. Dio è tutto per te, è tutto quello che ami ... Di Dio tutto si può dire, e niente si riesce a dire degnamente. Non c'è una ricchezza così grande come questa povertà. Cerchi un nome adeguato e non lo trovi; cerchi di esprimerti in qualche maniera, e ogni parola serve. (In Io. ev. tr. 13, 5)
     
  66. Oh se il nostro cuore in qualche modo sospirasse verso quella gloria ineffabile! Se sentissimo fino a gemere la nostra condizione di pellegrini e non amassimo il mondo, se con animo filiale non cessassimo di bussare alla porta di colui che ci ha chiamati! (In Io. ev. tr. 40, 10)
     
  67. I beati posseggono la Gerusalemme celeste, senza preoccupazioni nÚ molestie, senza discriminazione nÚ delimitazione di confini. La posseggono tutti e ciascuno la possiede per intero. Grandi ricchezze sono quelle! (En. in ps. 83, 8)
     
  68. Vi scongiuro, fratelli, amate con me, correte credendo con me, desideriamo insieme la patria celeste, sospiriamo verso quella patria, sentiamoci pellegrini quaggiù ... Giungerai alla fonte da cui sei stato appena irrorato, vedrai la luce di cui ... appena un raggio ha colpito il tuo cuore immerso nelle tenebre. (In Io. ev. tr. 35, 9)
     
  69. Desiderare le cose celesti, anelare alle cose eterne, aspirare alla patria che sta in alto e non teme nemici: dove non si perde l'amico e non si deve temere il nemico, dove si vive in perfetta concordia senza alcuna privazione, dove nessuno nasce perché nessuno muore, dove nessuno deve progredire e nessuno viene meno, dove non si ha né fame né sete, perché si è saziati dall'immortalità e nutriti dalla verità. (In Io. ev. tr. 30, 7)
     
  70. Egli sarà il porto dove termineranno le nostre fatiche: vedremo Dio e loderemo Dio ... Non ci saranno le opere di misericordia poiché non ci sarà alcuna miseria ... là tutti vivono nella loro patria ... là tutti sono eternamente sani ... là tutti sono rivestiti di eterna luce ... là tutti vivranno senza fine. Eppure non starai senza far niente. Vedrai infatti colui che per lungo tempo hai desiderato e lo loderai senza interruzione. (Serm. 37, 30)
     
  71. Non vuoi lasciare il mondo, ma il mondo lascia te, anche se vuoi seguirlo ... La fatica passa, viene il riposo. Passano le false letizie, viene il bene che l'anima fedele ha desiderato, il bene verso il quale sospira con ardore ogni pellegrino in questo mondo. Viene la patria beata, la patria celeste, la patria popolata dagli angeli, la patria dove nessun cittadino muore, dove non può entrare alcun nemico, la patria dove per l'eternità Dio ti sarà amico e dove non temerai alcun avversario. (Serm. 38,11)
     
  72. Dimora beata! O patria sicura! Lì non c'è nemico, lì non c'è sofferenza, lì vivremo sicuri ... lì l'acqua non gocciola, ma vi precipita la sorgente inesausta della verità. Quella però è acqua che dà letizia ... perché è la sorgente stessa della vita. (Serm. 217, 5)
     
  73. In quella città vi sarà una volontà libera unica in tutti i suoi membri, inseparabile da ciascuno, libera da ogni male, ricca di ogni bene. Essa godrà ininterrottamente della soavità delle gioie eterne, dimentica delle colpe, dimentica delle pene, e tuttavia non dimentica della sua liberazione sì da essere ingrata verso il suo Liberatore ... Quello sarà il sabato supremo, il sabato che non avrà sera ... Là, nel riposo, vedremo che Lui è Dio, quello cioè che noi avremmo voluto essere quando siamo caduti lontani da Lui per aver dato ascolto al seduttore ... Infatti senza di Lui che cosa abbiamo fatto, se non andare in rovina sotto la sua ira? Invece, da Lui rifatti e resi perfetti da una grazia più grande, riposeremo per sempre, vedendo che egli è Dio, del quale saremo pieni quando Egli sarà tutto in tutti. (De civ. Dei 22, 30. 4)
     
  74. La settima età sarà il nostro sabato, il cui termine non sarà la sera, ma il giorno del Signore, come un ottavo giorno eterno, che fu consacrato dalla resurrezione di Cristo, prefigurando il riposo eterno non solo dello spirito, ma anche del corpo. Là riposeremo e contempleremo, contempleremo ed ameremo, ameremo e loderemo. (De civ. Dei 22, 30. 5)
     
  75. Ci sarà infatti lassù un'assoluta stabilità e il nostro corpo stesso, conseguita l'immortalità, si librerà in alto contemplando Dio. Che se anche adesso la parola che vi sto dispensando ha la forza di mantenere in piedi per tanto tempo chi è appesantito da un fragile corpo, cosa non avrà a produrre in noi quella beatitudine? Come non ci trasformerà? Saremo infatti simili a lui. (En. in ps. 83, 8)
     
  76. Divenuti simili a lui, potremo forse venir meno? potremo forse volgerci altrove? Stiamone certi, o fratelli! La lode e l'amore di Dio non ci sazieranno mai completamente. Se ti stancassi d'amare, verresti meno anche nella lode; ma, se è vero che l'amore sarà eterno, poiché la bellezza di lui sarà inesauribile, allora (non temere!) nulla ti impedirà di lodare per sempre colui che per sempre potrai amare. (En. in ps. 83, 8)
     
  77. Non ci sarà nulla che ti opponga resistenza, nulla che ti si ribelli ... Tutte queste guerre allora non ci saranno più: ci sarà la pace, la pace perfetta. Andrai dove vorrai, ma non ti allontanerai da Dio ... Di lui sarai beato, e sarai sempre con lui. (Serm. 242, 8. 11)
     
  78. Riconosciamo cosa è riservato in alto a chi onora Dio, lassù dove ci viene raccomandato di tenere i nostri cuori e noi rispondiamo che sono rivolti al Signore. E Dio non voglia che non mentiamo almeno in quell'ora, in quel momento, in quell'attimo di tempo, quando così rispondiamo ... Che c'è per me lassù? La vita eterna, l'incorruzione, il regno con Cristo, la società con gli angeli, dove non sarà nessun turbamento, nessuna ignoranza, nessun pericolo, nessuna tentazione: ci sarà invece la vera, sicura, stabile tranquillità ... Non vi stupiscono le bellezze del creato? E che cosa sarà chi le ha create? È lui la ricompensa della vostra fede. Avari, che cosa potrà mai bastarvi, se Dio stesso non vi basta? (Serm. 19, 5)
     
  79. Dio sarà tutto in tutti, perché, essendo Dio carità, per effetto di questa carità ciò che ognuno possiede diventa comune a tutti. In questo modo, infatti, quando uno ama, possiede nell'altro ciò che egli non ha. La diversità dello splendore non susciterà invidia perché regnerà in tutti l'unità della carità. (In Io. ev. tr. 67, 2)
     
  80. Si amano gratuitamente questi uomini scalmanati, e da Dio si pretende un premio per amarlo! Ama Dio gratuitamente! Non invidiare Dio a nessuno. Appropriatevi di lui quanti potete farlo, quanti desiderate possederlo! Egli non rimpicciolisce, né voi riuscirete a porgli dei limiti. Ciascuno di voi lo possederà tutto intero; e tutto intero lo avrete tutti. (En. in ps. 72, 34)
     
  81. Quanto sarà grande quella felicità in cui non vi sarà più nessun male, non mancherà nessun bene e si loderà Dio che sarà tutto in tutti! ... Lui sarà la fine dei nostri desideri: lo contempleremo senza fine, lo ameremo senza saziarcene, lo loderemo senza stanchezza. E questo dono, questo affetto, questa occupazione sarà comune a tutti come a tutti sarà comune la vita eterna ... Uno dei grandi beni di quella città beata sarà che nessuno invidierà coloro che si trovano in un grado superiore ... Ognuno possederà il proprio dono: l'uno l'avrà più grande, l'altro più piccolo, ma ognuno avrà insieme al proprio dono anche quello di non desiderare niente di più. (De civ. Dei 22, 30. 1-2)
     
  82. Godremo, fratelli, di una visione mai contemplata dagli occhi, mai udita dalle orecchie, mai immaginata dalla fantasia: una visione che supererà tutte le bellezze terrene, quella dell'oro, dell'argento, dei boschi e dei campi, del mare e del cielo, del sole e della luna, delle stelle e degli angeli. La ragione è questa: che essa è la fonte di ogni altra bellezza. (In Io. ep. tr. 4, 5)
     
  83. Dove l'anima potrà essere saziata? Dove si trova il sommo bene, la verità totale, l'abbondanza piena. Qui in terra, anche se ci sostiene l'autentica speranza, è più facile aver fame che esser saziati ... Dice il Signore: Gli do ciò che ama, e gli rendo ciò che spera: vedrà ciò che senza vedere ha creduto, mangerà ciò di cui adesso ha fame e sarà saziato con ciò di cui adesso ha sete. Dove? Nella resurrezione dei morti. (In Io. ev. tr. 26, 6)
     
  84. Quando saremo giunti alla presenza di Dio, come non ci infiammerà quell'amore senza inquietudine che proveremo dinanzi al suo volto, che ora desideriamo e a cui aneliamo? Se ora aneliamo a lui senza vederlo, quando lo avremo raggiunto, come ci illuminerà! Come ci muterà! E che cosa farà di noi? E noi, o fratelli, di che cosa ci occuperemo? Questa sarà la nostra occupazione: lodare Dio. Amerai e loderai. Potrai smettere di lodare se potrai smettere di amare. Ma non cesserai di amare perché colui che vedrai è tale che non ingenera in te alcun fastidio. Ti sazia e non ti sazia. È strano ciò che dico ... Cosa dirò dunque, se non ciò che può, sì, esser detto a parole ma solo a stento può esser pensato? Ti sazia e non ti sazia; perché ambedue le cose trovo nella Scrittura ... Avranno fame anche mentre ti mangiano; e coloro che ti bevono, anche durante il bere avranno sete. Che vuol dire "aver sete pur mentre si beve"? Vuol dire: non stancarsi mai di bere. Se, dunque, ci sarà data un giorno questa dolcezza ineffabile ed eterna, che cosa, o fratelli, essa esige ora da noi se non una fede sincera, una speranza salda, una carità pura, e che ognuno cammini nella via che Dio gli assegna, sopporti le tentazioni e accolga le consolazioni? (Ep. 85, 24)
     
  85. Non temere di averti a stancare: tale sarà il godimento di quella bellezza, che sempre sarà dinanzi a te e mai te ne sazierai; o meglio, ti sazierai sempre e non ti sazierai mai. Se dicessi: non ti sazierai mai, potresti pensare che patirai la fame; se dicessi: ti sazierai, potresti pensare che finirai per annoiarti. Non so come esprimermi: non ci sarà noia e non ci sarà fame; ma Dio ha di che offrire a coloro che non riescono ad esprimersi, e tuttavia credono a quello che da lui possono ricevere. (In Io. ev. tr. 3, 21)
     
  86. Mi chiuderò nella mia stanza segreta, ove cantarti canzoni d'amore fra gemiti, gli inenarrabili gemiti che durante il mio pellegrinaggio suscita il ricordo di Gerusalemme nel cuore proteso in alto verso di lei, Gerusalemme la mia patria, Gerusalemme la mia madre, e verso di te, il suo sovrano, il suo illuminatore, il suo padre e tutore e sposo, le sue caste e intense delizie, la sua solida gioia e tutti i suoi beni ineffabili, e tutti simultanei perché Tu sei unico, sommo, vero Bene. Non me ne distoglierò, fino a che nella pace di quella madre carissima, dove stanno le primizie del mio spirito, donde traggo queste certezze, tu non abbia adunato tutto ciò che sono da questa deforme dispersione, per uniformarlo definitivamente in eterno, o Dio mio, misericordia mia. (Confess. 12, 16, 23)
     
  87. Il salmista, pur ammirando le parti del tabernacolo, si sentiva attirato da una misteriosa soavità interiore e segreta; e mentre camminava nel tabernacolo, rapito da questa musica interiore, imponeva silenzio in lui a tutto il chiasso della carne e del sangue, e arrivava sino alla casa di Dio ... Nella casa del Signore eterna è la festa. Il volto di Dio presente dona una letizia che mai viene meno. Il suono di quella festa accarezza le orecchie di chi cammina nella tenda e osserva i miracoli di Dio nella redenzione dei fedeli, e rapisce il cervo alle fonti delle acque. (En. in ps. 41, 9)
     
  88. Il tuo dono ci accende e ci porta verso l'alto. Noi ardiamo e ci muoviamo. Saliamo la salita del cuore cantando il cantico dei gradini. Del tuo fuoco, del tuo buon fuoco ardiamo e ci muoviamo, salendo verso la pace di Gerusalemme. Quale gioia per me udire queste parole: Andremo alla casa del Signore! Là collocati dalla buona volontà, nulla desidereremo, se non di rimanervi in eterno. (Confess. 13, 9, 10)
     
  89. Quale intimo segreto è mai questo dal quale mai si è allontanati? Mirabile intimità e dolce solitudine! O segreto senza tedio, non amareggiato da pensieri inopportuni, non turbato da tentazioni e da dolori! Non è forse quell'intimo segreto dove entrerà colui al quale il Signore dirà, come a servo benemerito: Entra nel gaudio del tuo Signore? (In Io. ev. tr. 25,14)
     
  90. Quando arriveremo alla tua presenza, cesseranno queste molte parole che diciamo senza giungere a Te; Tu resterai, solo, tutto in tutti, e senza fine diremo una sola parola, lodandoti in un solo slancio e divenuti anche noi una sola cosa in Te. (De Trin. 15, 28, 15)
     
  91. Ormai però il salmo è finito; e poi sento un certo qual odore che mi fa pensare d'aver tenuto un lungo discorso. Ma non si riuscirebbe mai a soddisfare i vostri desideri. Siete troppo prepotenti! Oh, se almeno con codesta vostra violenza rubaste il regno dei cieli! (En. in ps. 72, 34)
     
  92. Bisognava dunque convincere l'uomo della grandezza dell'amore di Dio per noi e dello stato in cui eravamo quando ci ha amati: di questa grandezza perché non disperassimo, di questo stato perché non insuperbissimo. (De Trin. 4, 1, 2)
     
  93. Dio corona non i tuoi meriti, ma i suoi doni, se i tuoi meriti ti provengono da te stesso e non da lui ... Se dunque i tuoi meriti nel bene sono doni di Dio, Dio non corona i tuoi meriti come tuoi meriti, ma come suoi doni. (De gr. et l. arb. 6, 14-15)

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