SULLO STESSO SALMO 68

ESPOSIZIONE

DISCORSO 2

La misericordia divina.

1. [vv 17.18.] Avevamo rimandato ad oggi la spiegazione della seconda parte del salmo di cui ieri abbiamo parlato alla vostra Carità; e vedo che è tempo ormai di pagare il debito, purché la sua lunghezza non ci lasci anche oggi debitori. Premetto questo e vi prego di non aspettarvi un lungo discorso sulle cose che sono chiare. Potremo così dedicare maggior tempo ai punti più oscuri e forse soddisfare completamente il nostro debito, in modo che nei prossimi giorni ci sia dato pagare altri ulteriori debiti. Vediamo dunque le parole che seguono. Aveva detto il salmista: Non chiuda sopra di me il pozzo la sua bocca, e di questa frase abbiamo parlato ieri alla vostra Carità. Stiamo bene attenti, con tutte le energie del nostro animo e con la fede dell'amore, affinché questa maledizione non piombi su di noi! Perché allora il pozzo (cioè l'abisso delle colpe) chiude la sua bocca sull'uomo, quando questi non soltanto giace immerso nei suoi peccati ma anche ricusa lo scampo della confessione. Finché infatti l'uomo dice: " Io sono peccatore ", un raggio di luce illumina ancora la profondità del pozzo. Continuiamo, adesso, l'ascolto di ciò che nel dolore dice il Signore nostro Gesù Cristo, capo e corpo. Come vi abbiamo spiegato, in certi passi dovete riconoscere la voce del capo; che se invece le parole pronunziate non possono essere attribuite al capo, riferitele al corpo. Infatti uno solo è il Cristo, e come tale anche parla: poiché è veramente uno colui del quale è detto: Saranno due in una sola carne 1. E se i due sono una sola carne, perché ti stupisci che siano anche una sola voce? Continua dunque [il salmo]: Esaudiscimi, o Signore, perché dolce è la tua misericordia. Spiega la causa per la quale debba essere esaudito: perché dolce è la misericordia di Dio. Ma non sarebbe stato più logico dire: Esaudiscimi, Signore, affinché sia dolce per me la tua misericordia? Per qual motivo dice: Esaudiscimi, Signore, perché dolce è la tua misericordia? Ha già sottolineato con altre parole la dolcezza della misericordia del Signore quando, in mezzo alla tribolazione, diceva: Esaudiscimi, Signore, perché soffro. E veramente, dicendo: Esaudiscimi, Signore, perché soffro, spiega la causa per la quale implora d'essere esaudito. Ma all'uomo che giace in mezzo alla tribolazione non può non apparire dolce la misericordia di Dio. Di questa dolcezza della misericordia di Dio notate cosa dica altrove la Scrittura: Come la pioggia nella siccità, così magnifica è la misericordia di Dio nella tribolazione 2. Là diceva magnifica; qui dice dolce. Lo stesso pane non sarebbe dolce se non fosse preceduto dalla fame. Dunque, quando il Signore permette o fa sì che noi ci troviamo nella tribolazione, anche allora è misericordioso. Non ci nega il nutrimento ma ne accende il desiderio. Per qual motivo dunque dice ora: Esaudiscimi, Signore, perché dolce è la tua misericordia? Esaudiscimi senza più rimandare: mi trovo in una tribolazione tanto grande che è dolce per me la tua misericordia. Per questo tu differivi il tuo aiuto: perché mi fosse dolce. Ebbene, ormai non c'è più da rimandare: la mia tribolazione è giunta all'estremo; la misura del patire è colma. Venga dunque la tua misericordia per beneficarmi. Esaudiscimi, Signore, perché dolce è la tua misericordia. Secondo la moltitudine delle tue misericordie guarda verso di me, non secondo la moltitudine dei miei peccati.

2. [v 18.] Non distogliere il tuo volto dal tuo ragazzo. È una nuova lode dell'umiltà. Dal tuo ragazzo, cioè dal tuo piccolo; e tale sono io, perché ormai, attraverso la lezione della sofferenza, mi sono sbarazzato della superbia. Non distogliere il tuo volto dal tuo ragazzo! Questa è la stupenda misericordia di Dio della quale prima ha parlato. Infatti nel verso seguente spiega quanto ha detto: Perché soffro, ascoltami prontamente. Che significa: Prontamente? Che non c'è più ragione di rimandare. Io soffro - dice - e la mia sofferenza già mi opprime; non tardi a venire la tua misericordia.

Liberazione occulta e liberazione manifesta.

3. [v 19.] Guarda l'anima mia e riscattala. Non c'è bisogno di spiegazione! Vediamo quanto segue: A cagione dei miei nemici, liberami. Questa petizione è certamente sorprendente, e non possiamo né esporla in poche parole né sbrigarla alla meglio. Tanto è sorprendente. A cagione dei miei nemici, liberami. Che cosa significano le parole: Liberami a cagione dei miei nemici? Che i nemici siano confusi e tormentati dalla mia liberazione. Ma come? Se non ci fosse alcuno che dalla mia liberazione sia tormentato, il Signore non avrebbe dovuto soccorrermi? E sarebbe mai vero che allora soltanto ti muovi a liberare, quando alla liberazione dell'uno corrisponde la condanna di un altro? Ecco, non ci sono nemici che debbano essere confusi o tormentati per la tua liberazione; dovrai in tal caso restare per sempre come sei e non essere liberato? Oppure sarai liberato solo quando la tua liberazione sarà efficace per i tuoi nemici nel senso che mediante la tua liberazione anche loro abbiano a convertirsi? Ma anche questo sarebbe strano, come cioè un tal risultato possa influire sulla sua richiesta. Che forse il servo di Dio viene liberato dal Signore suo Dio affinché ne profittino gli altri? E se non ci fosse alcuno che ne profittasse, quel servo di Dio non dovrebbe dunque essere liberato? Da qualsiasi parte mi volgo, sia alla punizione sia alla liberazione dei nemici, non vedo come possa giustificarsi il motivo di questa richiesta: A cagione dei miei nemici, liberami. A meno che non intendiamo qualche altra cosa che voglio ora esporvi con l'aiuto del Signore. Del suo valore giudicherà, nel vostro intimo, colui che vi abita. C'è una liberazione dei santi che rimane occulta e si compie a loro esclusivo vantaggio. E poi c'è una liberazione pubblica e manifesta la quale si compie a cagione dei loro nemici, per punirli o per liberarli. Dio, ad esempio, non liberò dai tormenti del persecutore i fratelli Maccabei. Antioco, per incrudelire contro di loro, si servì anche della loro madre: con le moine di lei si riprometteva di riaccendere in essi l'amore per la vita, sicché, preferendo di vivere per gli uomini, morissero per Iddio. Ma quella madre (che non era davvero simile a Eva ma alla madre Chiesa), dopo averli partoriti nel dolore, pur di vederli vivi nell'eternità, con gioia li vide morire. Li esortò quindi a scegliere la morte per le paterne leggi del Signore loro Dio piuttosto che vivere in contrasto con tali leggi. Crederemo forse, fratelli, che essi non siano stati liberati? Ma la loro liberazione fu occulta: tanto che allo stesso Antioco, dal quale furono uccisi, sembrò d'avere sfogato contro di loro tutto quello che gli aveva dettato l'impulso della sua crudeltà 3. Quanto invece ai tre fanciulli, essi furono liberati apertamente dalla fornace di fuoco 4: anche il loro corpo fu liberato e la loro salvezza fu manifesta. Quelli furono coronati in segreto, questi liberati manifestamente; ma tutti quanti furono salvati. Quale fu il frutto della liberazione dei tre fanciulli? Perché la loro coronazione fu rinviata? Nabucodonosor stesso si convertì al loro Dio e, dopo averlo disprezzato gettando i servi di lui nella fornace, poi lo glorificò per la loro liberazione. C'è dunque una liberazione nascosta e una liberazione manifesta. La liberazione nascosta è quella dell'anima; la liberazione manifesta riguarda anche il corpo. L'anima è liberata in segreto, il corpo lo si libererà agli occhi di tutti. Se così è, riconosciamo in questo salmo le parole del Signore. Alla liberazione nascosta si riferisce quanto prima aveva detto: Guarda l'anima mia e riscattala. Doveva seguire anche la liberazione del corpo; e questa avvenne quando, dopo la sua resurrezione e ascensione al cielo, inviò dall'alto lo Spirito Santo 5, e si convertirono alla fede in lui coloro che l'avevano sottoposto a tormenti fino ad ucciderlo, e da nemici divennero amici. Ad opera della sua grazia, non per mezzo della loro giustizia. Per questo continua: A cagione dei miei nemici, liberami. "Guarda l'anima mia" si riferisce all'intervento segreto. A cagione invece dei miei nemici, libera anche il mio corpo. Nessun giovamento infatti avranno i miei nemici se tu libererai soltanto l'anima; crederanno di aver ottenuto dei successi, di esser riusciti nelle loro imprese a mio danno. Quale utilità ci sarà allora nel mio sangue, se io precipito nella corruzione? 6 Dunque, guarda l'anima mia e riscattala! Una cosa, questa, che tu solo conosci. Ma poi, a cagione dei miei nemici, liberami: la mia carne non conosca la corruzione.

Vari gradi di fortezza cristiana.

4. [vv 20.21.] Perché tu conosci il mio oltraggio e la mia confusione e la mia vergogna. Che cos'è l'oltraggio? Che cosa è la confusione? Che cosa è la vergogna? L'oltraggio è l'offesa che il nemico mi scaglia contro. La confusione è un sentimento che provoca i rimorsi della coscienza. La vergogna è invece quel sentimento che fa arrossire la fronte dell'uomo smaliziato anche dinanzi ad un'accusa falsa. Nel caso, ad esempio, in cui la colpa non esiste, oppure, anche se colpa c'è, non è di colui al quale viene imputata, capita che la debolezza dell'animo umano provi vergogna pur essendo falsa l'accusa. Arrossisce non per la colpa che gli è rinfacciata, ma perché l'accusa è creduta. Tutte e tre le cose avvengono nel corpo del Signore. Non poteva infatti esservi confusione in colui nel quale non c'era alcuna colpa. Ai cristiani invece era rinfacciato come colpa il fatto stesso d'essere cristiani. In realtà una tale accusa era certamente una gloria; e gli spiriti forti la ricevevano volentieri e senza arrossire minimamente del nome del Signore. Una santa sfrontatezza aveva infatti coperto la loro faccia, avendo essi acquistato la franchezza e il coraggio di Paolo che diceva: Non arrossisco del Vangelo, perché esso è la forza di Dio per la salvezza di ogni credente 7. O Paolo, non sei tu forse adoratore del Crocifisso? È poco, egli risponde, che io non arrossisca del Signore; anzi, ciò di cui il nemico crede io debba arrossire, costituisce l'unica mia gloria. Perché lungi da me il gloriarmi, se non della croce del Signore nostro Gesù Cristo, per opera del quale il mondo è stato crocifisso per me, e io per il mondo 8. Contro una tale fronte si poteva quindi soltanto scagliare insulti. Essendo la sua coscienza già risanata, non poteva essere toccata dalla confusione, come non poteva esservi paura in una fronte tanto libera. Quando invece un giorno si andò a rinfacciare ad alcuni l'uccisione di Cristo, questi tali si sentirono effettivamente toccati nella loro cattiva coscienza: provarono una confusione salutare e si convertirono, sì da poter dire: Tu hai conosciuto la mia confusione. Ebbene tu, Signore, hai conosciuto non soltanto il mio oltraggio ma anche la mia confusione. E in certuni conosci ancora la vergogna: son coloro i quali, sebbene credano in te, tuttavia si vergognano di confessare pubblicamente la loro fede al cospetto degli empi. In loro esercita più forza la lingua umana che non la promessa divina. Notate dunque costoro, e raccomandateli a Dio, non perché li lasci come sono ma perché, aiutandoli, li porti a perfezione. Diceva infatti uno che insieme credeva ed esitava: Credo, Signore; aiuta la mia incredulità 9. Al tuo cospetto sono tutti coloro che mi fanno soffrire. Tu sai perché in me c'è l'oltraggio; tu sai perché c'è la confusione e perché c'è la vergogna. Liberami dunque a motivo dei nemici, poiché, se tu conosci questi miei sentimenti, essi non li conoscono; e per questo motivo, cioè perché sono al tuo cospetto, coloro che non conoscono tali sentimenti non potranno essere né confusi né corretti se tu non mi libererai manifestamente a cagione dei mici nemici.

La solitudine di Cristo sofferente.

5. [v 21.] Il mio cuore si aspettò l'oltraggio e la miseria. Che significano le parole: Si aspettò? Egli aveva previsto le cose che sarebbero accadute nel futuro, e le aveva anche predette. Non per altro motivo venne infatti sulla terra. Se non avesse voluto morire, non sarebbe nemmeno dovuto nascere: egli invece nacque e morì, ma in vista della resurrezione. Due momenti della vita umana ci erano noti; il terzo invece ci era sconosciuto. Sapevamo che gli uomini nascono e muoiono; non sapevamo che risorgono per vivere in eterno. Per mostrarci ciò che non conoscevamo, egli volle attraversare anche le due fasi della vita che conoscevamo. Per questo è venuto. Il mio cuore si aspettò l'oltraggio e la miseria. Ma la miseria di chi? Aspettò infatti la miseria, ma piuttosto quella di coloro che lo crocifiggevano e lo perseguitavano: in modo che in essi fosse la miseria e in lui la misericordia. Commiserando la miseria di costoro ebbe a dire, mentre era inchiodato alla croce: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno 10. Il mio cuore si aspettò l'oltraggio e la miseria; e attesi chi insieme con me si rattristasse, e non ce ne fu. Che cosa servì l'aver tanto aspettato? Cioè, a che cosa servì l'aver predetto che io sarei venuto? Si è realizzato in pieno quanto avevo predetto: Ho atteso chi insieme con me si rattristasse e non ce ne fu; chi mi consolasse e non l'ho trovato. Cioè, non ce n'è stato alcuno. Quanto dice nel precedente versetto: Ho aspettato chi insieme con me si rattristasse, ripete nel successivo: E chi mi consolasse. E quanto esprime nel precedente versetto con le parole: E non ci fu, ripete nel seguente dicendo: E non l'ho trovato. Non aggiunge quindi cose nuove: è la ripetizione della sentenza precedente. Se però volessimo considerare più a fondo questa espressione, potremmo imbatterci in non pochi problemi. Non si rattristarono forse i suoi discepoli quando egli fu condotto alla passione, quando fu inchiodato alla croce e quando morì? Tanto si rattristarono che, quando Maria Maddalena (che per prima lo aveva veduto) corse lieta ad annunziare la sua visione, li trovò che piangevano 11. Ce lo dice il Vangelo. Non è una nostra idea, non è una nostra supposizione. Sappiamo che i discepoli si addolorarono, sappiamo che piansero. E piansero anche delle donne estranee quando egli era trascinato alla passione; tanto che Gesù, volgendosi a loro, disse: Piangete, ma per voi stesse, non per me 12. In che senso dunque egli aspettò chi si rattristasse insieme con lui e non ci fu? Se guardiamo, troviamo i discepoli tristi, piangenti, in lacrime. Per questo ci sembra strana la frase: Ho atteso chi insieme con me si rattristasse e non ci fu; e chi mi consolasse e non l'ho trovato. Guardiamo più attentamente e vedremo come egli abbia atteso chi si rattristasse insieme con lui e non lo abbia trovato. Si rattristavano i discepoli, ma carnalmente: per la vita mortale che morendo il Signore avrebbe dovuto perdere, per recuperarla poi sublimata nella resurrezione. Per questo essi erano tristi. Avrebbero dovuto essere tristi per coloro che, ciechi, uccidevano il medico e che, come pazzi o malati colti da febbre perniciosa, maltrattavano colui che aveva loro recato la salvezza. Egli voleva curare, essi non cessavano di infierire: ecco perché il medico era triste. Guarda un po' se egli abbia trovato un compagno in questa sua tristezza. Non dice infatti: " Ho atteso chi si rattristasse, e non ci fu "; ma: Ho atteso chi insieme a me si rattristasse, cioè si rattristasse per lo stesso motivo per il quale io mi rattristavo, e non ne ho trovati. Certamente Pietro lo amava moltissimo, fino a gettarsi senza esitazione fra le onde e camminarvi sopra, quando poi fu liberato dalla voce del Signore 13. Ebbene, quando il Signore venne condotto alla passione, Pietro lo seguì, reso audace dall'amore: tuttavia, spaventato, lo rinnegò tre volte. Per quale motivo, se non perché la morte gli sembrava un male? Voleva perciò evitare ciò che riteneva un male. E si dispiaceva che al Signore capitasse ciò che egli personalmente voleva sfuggire. E per questo già prima aveva detto: Lungi da te, Signore! Dio te ne scampi! questo non ti accadrà. Nella quale circostanza meritò d'essere chiamato Satana, mentre poco prima si era sentito dire: Sei beato, Simone, figlio di Giona 14. Ebbene il Signore, nella tristezza che provava verso coloro per i quali pregava: Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno 15, non trovò alcuno compagno. E ho atteso chi insieme a me si rattristasse, e non ci fu. Non ce ne fu proprio nessuno. E i consolatori [ho atteso] e non ne ho trovati. Chi sono i consolatori? Coloro che traggono buon profitto. Essi infatti ci consolano, essi sono una consolazione per tutti i predicatori della verità.

Il fiele dei contraddittori di Cristo.

6. [v 22.] E mi hanno dato per cibo il fiele, e nella mia sete mi hanno dissetato con l'aceto. Tutto questo è accaduto alla lettera, e il Vangelo ce lo narra. Ma dobbiamo intendere, fratelli, che il fatto stesso di non aver trovato consolatori, cioè il fatto stesso che non ho trovato chi insieme con me si rattristasse, questo è stato per me fiele, amaro, aceto: amaro per il dolore, aceto per il loro vecchiume. Leggiamo infatti che a lui fu porto il fiele, come dice il Vangelo 16, ma come bevanda, non come cibo. Dobbiamo quindi intendere che lì si realizzava ciò che era stato predetto tanto tempo prima nel nostro testo: Mi hanno dato per cibo il fiele. E in questo stesso fatto, non soltanto in queste parole, dobbiamo ricercare il mistero, dobbiamo bussare per conoscere il segreto, dobbiamo entrare nel velo squarciato del tempio e vedere in esso il sacramento racchiuso sia nelle parole che nel fatto. Dice: Mi hanno dato per cibo il fiele. Non che quello che mi davano fosse un cibo, poiché il fiele era bevanda; ma ciò che mi davano me lo davano per cibo. In effetti il Signore aveva già preso un cibo nel quale era stato iniettato il fiele. Aveva preso un cibo soave, quando aveva mangiato la Pasqua insieme con i suoi discepoli, e in esso aveva mostrato il sacramento del suo corpo 17. In questo cibo così soave, così dolce, sorgente dell'unità di Cristo (unità che l'Apostolo sottolinea dicendo: Poiché vi è un solo pane, noi, pur essendo molti, formiamo un solo corpo 18) in questo cibo soave, chi è che introduce il fiele se non i contraddittori del Vangelo, come un tempo i persecutori di Cristo? Peccarono meno i giudei crocifiggendolo mentre camminava in terra, di quanto non pecchino adesso coloro che lo disprezzano mentre egli siede in cielo. Ciò che fecero allora i giudei quando gli porsero da bere quell'amara bevanda, aggiungendola al cibo che egli già aveva ricevuto, la stessa cosa fanno ora coloro che, vivendo male, seminano scandali nella Chiesa. Questo fanno gli eretici con i loro dileggi. Però non si esaltino in se stessi 19. Essi gettano fiele sopra un cibo così gradito; ma che cosa fa il Signore? Non li riceve nel suo corpo. A prefigurare questo sacramento il Signore stesso, allorché gli offrirono il fiele, lo assaporò, sì, ma non lo volle bere 20. Se non vi fossero eretici da sopportare, noi non assaggeremmo per nulla il fiele; ma, siccome è necessario che ci siano e che li tolleriamo, per questo occorre che assaporiamo il fiele. D'altra parte però, siccome costoro non possono far parte delle membra di Cristo, potremo, sì, assaggiarli, ma non potremo mai accoglierli nel nostro corpo. Mi hanno dato per cibo il fiele, e nella mia sete mi hanno dissetato con l'aceto. Avevo sete e ho ricevuto l'aceto; cioè, desideravo la loro fede e ho trovato il loro vecchio uomo.

Trarre insegnamento dalla sorte dei malvagi.

7. [vv 23.24.] Diventi la loro mensa una trappola al loro cospetto. Quella trappola che mi hanno tesa offrendomi una tale bevanda, sia trappola per loro. Perché: Al loro cospetto? Sarebbe bastato dire: La loro mensa diventi una trappola! Ci sono alcuni che conoscono la loro colpevolezza e in essa con pertinacia insistono: a costoro si prepara la trappola al loro cospetto. Sono quanto mai pericolosi costoro: essi discendono vivi nell'inferno 21. Che cosa è detto infatti dei persecutori? Se il Signore non fosse stato con noi, forse ci avrebbero inghiottiti vivi 22. Che significa: vivi? Che noi [abbiamo fatto il male] consentendo ad essi, pur sapendo che non dovevamo consentire. La trappola è pronta davanti a loro, eppure non si correggono. Essendo la trappola dinanzi a loro, forse che non vi cadranno? Ecco, vedono la trappola e vi mettono il piede e chinano il collo perché sia preso al cappio. Quanto meglio sarebbe per loro allontanarsi dalla trappola, riconoscere il peccato, condannare l'errore, liberarsi dell'amarezza, passare nel corpo di Cristo, cercare la gloria del Signore! Ma tanto forte è la presunzione, che la trappola sta lì, davanti ai loro occhi, ed essi vi cadono. Siano oscurati i loro occhi, affinché non vedano, continua il salmo. Hanno visto senza ritrarne vantaggio; ebbene, che essi non veggano più per niente! Diventi dunque la loro mensa una trappola al loro cospetto. Le parole: Al loro cospetto diventi una trappola non sono un desiderio che così accada ma una profezia del futuro. Non lo dice augurandosi che le cose si verifichino ma constatando che purtroppo si verificheranno. È, questa, una distinzione che noi vi abbiamo spesso sottolineata e di cui voi dovete ricordarvi, affinché ciò che il profeta presagisce ed annunzia mosso dallo Spirito di Dio non sembri imprecazione d'un animo iroso e maldisposto. Tutto questo accadrà certamente, e le cose non potranno andare diversamente da come è stato profetizzato. E siccome vediamo che, quando dallo Spirito di Dio vengono predette delle cose ai malvagi, queste realmente accadono, dobbiamo anche noi ricavarne ammaestramento per poterle evitare. Questo è il vantaggio che ci deriva dalla comprensione [delle Scritture]: cioè, profittare delle stesse vicende dei nemici. Tutto questo accada dunque per loro in retribuzione e in scandalo. Ma sarà forse ingiusto che così accada? No, è giusto. Perché? Perché è in retribuzione. Non accadrebbe infatti ai malvagi una tal cosa se non fosse loro dovuta. Accade loro in retribuzione e in scandalo, perché essi sono a se medesimi di scandalo.

Rivolgersi non alla terra ma al cielo.

8. Siano oscurati i loro occhi, affinché non vedano; e la loro schiena sempre incurva. È la conseguenza. Se i loro occhi saranno oscurati e non vedranno, ne consegue che la loro schiena sarà incurvata. Perché? Perché, cessando di conoscere le cose del cielo, necessariamente penseranno a cose terrene. Colui che sa ben intendere le parole: In alto il cuore! non ha curva la schiena. Dritto nel suo portamento, attende la speranza che s'è riposta nel cielo; e l'attende soprattutto se già anticipatamente vi ha riposto il suo tesoro, che poi sarà seguito dal suo cuore 23. Coloro invece che non badano alla vita futura né vi sperano, perché accecati, costoro pensano alle cose infime di quaggiù. E questo significa " avere la schiena curva ", avere cioè la malattia dalla quale il Signore liberò quella donna. Satana infatti l'aveva incatenata per diciotto anni; ma il Signore la raddrizzò liberandola dalla sua deformità, con grave scandalo dei giudei per il fatto che la guarigione era avvenuta di sabato. Non a caso si scandalizzarono, perché, se la donna era ormai raddrizzata, essi erano ancora curvi 24. E la loro schiena sempre incurva.

9. [v 5.] Rovescia su di essi la tua ira, e l'indignazione della tua collera li colga. Il senso è chiaro; tuttavia le parole li colga sembrano indicare che essi si trovano in fuga. Ma dove fuggiranno? In cielo? Tu vi sei. All'inferno? Tu sei là 25. Rifiutano d'assumere le ali per volare nella giusta direzione. L'indignazione della tua collera li colga: non permetta loro di fuggire.

Duplice il castigo dei giudei crocifissori di Cristo.

10. [v 26.] Sia deserta la loro casa. Questo accade pubblicamente. Sopra aveva sollecitato la sua liberazione occulta, quando aveva detto: Guarda l'anima mia e riscattala; ma per significare che attendeva anche la liberazione manifesta del corpo, aveva aggiunto: A cagione dei miei nemici, liberami 26. Allo stesso modo qui. Predice loro sciagure occulte; e sono quelle di cui ha parlato poc'anzi. Quanti infatti sono in grado di capire l'infelicità dell'uomo il cui cuore è cieco? Siano strappati a costui gli occhi del corpo; e tutti allora lo diranno misero. Se avrà perso gli occhi dello spirito, rimanendo però circondato dall'abbondanza delle cose terrene, gli uomini seguiteranno a chiamarlo felice; ma saranno uomini che, come lui, hanno perduto gli occhi dello spirito. Che cosa dunque dovrà accadere di palese in costoro, affinché a tutti sia chiaro che il Signore si è vendicato? Per i giudei, infatti, la loro cecità è una punizione occulta; ma quale sarà allora la vendetta manifesta? Sia deserta la loro casa, e nessuno abiti nelle loro tende. Tutto questo è accaduto alla città di Gerusalemme, nella quale essi credevano di essere potenti allorché gridavano contro il Figlio di Dio: Crocifiggi, crocifiggi 27, e quando riuscirono in quell'impresa che fu uccidere colui che risuscitava i morti. Quanto credettero di essere potenti! quanto credettero di essere grandi! La vendetta del Signore li ha raggiunti più tardi: la città fu espugnata, i giudei furono annientati in una strage in cui caddero uccisi non so quante migliaia di uomini. Nessun giudeo può ora avvicinarsi a quel luogo. Dove poterono gridare contro il Signore, ora il Signore non permette loro di abitare. Hanno perduto il luogo dove diedero sfogo al loro furore; e volesse il cielo che conoscessero almeno ora il luogo della loro pace! Cosa giovarono ad essi le parole di Caifa che diceva: Se noi lasceremo vivo costui, verranno i romani e ci toglieranno il tempio e il regno 28? Ecco, non lo hanno lasciato vivo, eppure egli vive; e sono venuti i romani ed hanno tolto loro il tempio e il regno. Abbiamo udito ora mentre veniva letto il Vangelo: Gerusalemme, Gerusalemme, quante volte ho voluto riunire i tuoi figli, come la gallina i suoi pulcini sotto le sue ali, e tu non hai voluto! Ecco la vostra casa sarà lasciata deserta 29. La stessa cosa vien detta nel salmo: Sia deserta la loro casa, e nessuno abiti nelle loro tende. Nessuno vi abiti, ma nessuno di loro. Tutti quei luoghi infatti sono pieni di gente, ma non c'è un giudeo.

Il peccato è una ferita; la morte è pena del peccato.

11. [v 27.] Perché tutto questo? Perché colui che tu avevi percosso, essi hanno perseguitato e hanno aggiunto dolore al dolore delle mie ferite. Quale peccato hanno commesso, se hanno perseguitato uno che era già colpito da Dio? Che cosa può essere loro imputato a colpa? La malizia. Infatti in Cristo si compì ciò che doveva compiersi: cioè la passione per la quale era venuto. Eppure egli punì colui che lo avviò a patire, cioè Giuda traditore. Cristo fu crocifisso: ci ha riscattati con il suo sangue, eppure ha punito Giuda per il suo mercanteggiare. Questi gettò via la somma di denaro con cui aveva venduto il Signore e non seppe riconoscere il prezzo col quale egli stesso era stato comprato dal Signore 30. Tale il caso di Giuda. Ma noi vediamo che per ogni uomo c'è una misura secondo la quale egli viene retribuito, come anche vediamo che a nessuno è permesso di incrudelire più di quanto gli sia consentito, sicché ci si chiede: Come avvenne che essi poterono aggiungere dolore a dolore? E qual è la ferita che ci viene inferta dal Signore? Senza dubbio egli parla nella persona di colui dal quale aveva ricevuto il corpo e preso la carne, cioè del genere umano. Parla usando gli accenti di quello stesso Adamo che per primo fu condannato a morte per il suo peccato 31. È quindi un castigo se gli uomini, venendo in questo mondo, vi nascono mortali: pena, questa, a cui poi se ne aggiungono altre ad opera dei malvagi che ci perseguitano. L'uomo non morirebbe se Dio non lo avesse così punito. Perché dunque tu, uomo, vuoi aggiungere tormenti a tormenti? È forse cosa da poco che l'uomo debba un giorno morire? Ciascuno di noi porta con sé una pena che lo affligge, e quanti ci fanno soffrire aggiungono altre pene a questa che già abbiamo e che costituisce il castigo inflitto dal Signore. Fu infatti il Signore che ci colpì con questa sentenza: Il giorno che ne avrete toccato, di morte morirete 32. Da questa nostra stirpe mortale il Signore assunse la carne, e il nostro vecchio uomo è stato crocifisso assieme con lui 33. Ora, con la voce del vecchio Adamo son dette queste parole: Colui che tu colpisti essi hanno perseguitato; e hanno aggiunto dolore al dolore delle mie ferite. A quale dolore e a quali ferite? Al dolore dei peccati essi hanno aggiunto altro dolore. Egli chiama sue ferite i peccati. Ma non pensare al capo! Guarda al corpo! Come in quell'altro salmo, dove è certamente Cristo che parla e fa udire la sua voce (difatti il primo verso fu pronunziato da lui ad alta voce quand'era sulla croce: Dio, Dio mio, guardami: perché mi hai abbandonato?), e dove nelle parole che seguono, si dice: Lontano dalla mia salvezza le parole dei miei delitti 34. Ecco quali sono le ferite che i ladroni avevano inferte lungo la via a quel tale che il samaritano sollevò sul suo cavallo, mentre il sacerdote e il levita, che l'avevano incontrato al loro passaggio, l'avevano disprezzato, e non erano stati in grado di curarlo. Quel samaritano invece, che stava passando in quei paraggi, ebbe compassione di lui, si avvicinò e lo caricò sulla sua cavalcatura 35. Samaritano in latino si traduce " custode ": e chi è il custode se non il nostro Salvatore e Signore Gesù Cristo? Poiché è risorto dai morti per non morire più 36, non dorme né sonnecchia chi custodisce Israele 37. Hanno aggiunto dolore al dolore delle mie ferite.

Omicidio e deicidio.

12. [v 28.] Aggiungi iniquità alla loro iniquità. Che significano queste parole? Chi non si spaventa a udirle? È detto a Dio: Aggiungi iniquità alla loro iniquità. Come potrà Dio aggiungere iniquità? Ha dunque presso di sé una qualche iniquità, sì da poterla aggiungere? Sappiamo che sono vere le parole dell'apostolo Paolo: Che diremo, dunque? C'è forse iniquità presso Dio? Certamente no 38. Ebbene, in qual modo dovremmo intendere le parole: Aggiungi iniquità all'iniquità? Il Signore ci assista perché ne diamo una spiegazione esatta e anche breve, tenuto conto della vostra stanchezza. La loro iniquità consisteva nel fatto d'aver ucciso un uomo giusto. A tale iniquità ne è stata aggiunta un'altra: crocifiggere cioè il Figlio di Dio. La loro crudeltà era rivolta contro l'uomo; e certamente, se avessero conosciuto chi fosse, mai avrebbero crocifisso il Signore della gloria 39. Essi, nella loro iniquità, vollero uccidere un uomo; sulla loro colpa venne però accumulata un'altra colpa: crocifiggere il Figlio di Dio. Chi ha aggiunto quest'altra iniquità? Colui che diceva: Forse avranno rispetto per il Figlio mio; lui manderò 40. Erano soliti infatti uccidere i servi che erano loro mandati a riscuotere il canone dell'affitto e delle rendite. Mandò poi il Figlio, affinché uccidessero anche lui. Aggiunse così iniquità alla loro iniquità. Ma perché Dio ha fatto tutto questo? Perché è crudele o, piuttosto, perché giustamente retribuisce? Infatti, accada loro - dice - in retribuzione e in scandalo. Si erano meritati questa cecità che loro impediva di riconoscere il Figlio di Dio. E a far questo fu Dio, che così aggiunse iniquità alla loro iniquità; non però per colpirli ma per risanarli. Come quando aumenta la febbre e si fa più grave la malattia. Non perché se ne aggiunga un'altra, ma perché non sono stati somministrati i rimedi nella prima. Essi si erano comportati in modo da non meritare di essere curati, e così in un certo senso avanzarono ancora nella malvagità. Come sta scritto: I malvagi e gli scellerati progrediscono di male in peggio 41; e fu in tal modo che si aggiunse iniquità a iniquità. E non prendano parte alla tua giustizia. Queste parole sono chiare.

I segnati nel libro della vita.

13. [v 29.] Siano cancellati dal libro dei viventi. Quando i loro nomi erano stati scritti in tale libro? Fratelli, non dobbiamo intendere queste parole come se Dio scriva il nome di qualcuno sul libro della vita e poi lo cancelli. Se uno ebbe a dire: Ciò che ho scritto, ho scritto, riferendosi al cartello ove stava scritto: Re dei giudei 42, potrà mai Dio scrivere il nome di un uomo e poi cancellarlo? Egli ha la prescienza: prima della creazione del mondo ha predestinato tutti coloro che avrebbero regnato con il Figlio suo nella vita eterna 43. I loro nomi ha scritti e questi nomi contiene appunto il libro della vita. Che cosa dice infatti lo Spirito di Dio nell'Apocalisse, parlando delle future persecuzioni che scatenerà l'anticristo? Dice: Cederanno a lui tutti coloro che non sono scritti nel libro della vita 44. Non v'è dubbio quindi che non cederanno all'anticristo coloro che vi sono scritti. Come dunque da tale libro saranno cancellati coloro che mai vi erano stati scritti? Ma, nel dire queste parole, l'autore si conforma alla loro speranza. Essi cioè credevano di esservi scritti. Che significa dunque: Siano cancellati dal libro della vita? Significa: Sia chiaro anche ad essi che non vi sono scritti. Con analoga espressione è detto in un altro salmo: Cadranno al tuo fianco mille, e dieci volte mille alla tua destra 45. Cioè, molti (e fra coloro che speravano di sedersi al tuo fianco e fra coloro che speravano di stare alla tua destra) si scandalizzeranno e saranno separati a sinistra con i caproni 46. Non nel senso quindi che uno che sta alla sua destra poi cada, oppure che uno che siede al suo fianco, in seguito ne sia scacciato. Ma nel senso che inciamperanno nello scandalo molti che già credevano di essere al sicuro. Cadranno cioè molti che pur speravano di sedersi al tuo fianco e molti che speravano di stare alla tua destra. Così dunque accadrà anche a coloro che speravano di essere scritti nel libro di Dio in premio della loro giustizia e ai quali si rivolgevano le parole: Scrutate attentamente le Scritture, nelle quali voi credete di avere la vita eterna 47. Quando la loro condanna sarà data loro a conoscere, saranno cancellati dal libro dei viventi, cioè sapranno che non vi sono stati mai scritti. Il verso che segue chiarisce quanto è detto qui: Che non siano scritti insieme con i giusti. Avevo detto dunque: Siano cancellati uniformandomi a quel che essi speravano; ma, secondo la tua giustizia, che cosa dovrò dire? Non vi siano scritti!

La povertà del cristiano.

14. [v 30.] Io sono povero e afflitto. Perché dice questo? Forse perché conoscessimo il motivo delle maledizioni che questo povero lancia nell'amarezza del suo animo? Infatti molte imprecazioni ha pronunziate contro i suoi avversari. E come se noi gli avessimo chiesto: " Ma perché tutte queste cose? Non augurare loro tanto male ", egli risponde: Io sono povero e afflitto. Mi hanno ridotto alla miseria, mi hanno immerso in questo dolore: per questo io dico così. Non è però, nelle sue parole, l'indignazione di uno che maledice ma la predizione di uno che profetizza. Vuole infatti inculcarci quanto più tardi dirà della sua povertà e del suo dolore, in modo che noi impariamo ad essere poveri e a sopportare il dolore. Dice: Beati i poveri, perché di loro è il regno dei cieli! e: Beati coloro che piangono, perché saranno consolati 48!Tutto questo ha voluto mostrarci anticipatamente, e a tal fine dice: Io sono povero e afflitto. È tutto intero il suo corpo che dice queste parole. Il corpo di Cristo, in questa terra, è povero e sofferente. Siano pur ricchi i cristiani; è un fatto che, se sono cristiani, sono poveri. A paragone delle ricchezze celesti nelle quali sperano, stimano sabbia ogni ricchezza terrena. Io sono povero e afflitto.

Risorse spirituali del cristiano.

15. [v 31.] E la salvezza del tuo volto, o Dio, mi ha accolto. È forse abbandonato questo povero? E tu ti degnerai di accogliere alla tua mensa questo povero straccione? sì veramente: il volto di Dio ha accolto questo povero e lo ha salvato. Nel suo volto ha nascosto la povertà di lui. È di Dio infatti che si dice: Li nasconderai nel segreto del tuo volto 49. E volete sapere quali sono le ricchezze del suo volto? Le ricchezze terrene possono offrirti di che mangiare a sazietà, e tu mangerai ciò che vuoi e quando vuoi; al contrario le ricchezze di Dio saranno in grado di toglierti ogni fame. Io sono povero e afflitto; e la salvezza del tuo volto, o Dio, mi ha accolto. Per quale scopo? Perché io non sia più povero né afflitto. Loderò il nome di Dio con il cantico; lo magnificherò nella lode. Già lo abbiamo detto: questo povero loda il nome di Dio con il cantico e lo magnifica nella lode. Ma come oserebbe cantare, se prima non fosse stata saziata la sua fame? Loderò il nome di Dio con il cantico; lo magnificherò con la lode. Grandi ricchezze! Quali gemme estrae dal suo tesoro interiore in lode a Dio! Lo magnificherò nella lode. Queste sono le mie ricchezze. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto. È dunque rimasto povero? Certo no! Osserva le ricchezze: Come al Signore è piaciuto, così è accaduto. Sia benedetto il nome del Signore 50! Loderò il nome di Dio con il cantico; lo magnificherò nella lode.

16. [v 32.] E sarà gradita a Dio (la mia lode sarà a lui gradita) più di un giovane vitello che metta corna e unghie. Gli sarà più gradito il sacrificio della lode che non l'immolazione d'un vitello. Il sacrificio di lode mi glorificherà; e ivi è la via nella quale mostrerò a lui la salvezza di Dio. Offri a Dio il sacrificio di lode e sciogli all'Altissimo i tuoi voti 51. Loderò dunque Dio; e questa lode piacerà a lui più che il vitello giovane che metta corna e unghie. Sarà maggiormente gradita a Dio la lode che esce dalla mia bocca che non una grande vittima immolata al suo altare. Dobbiamo dire qualcosa anche delle corna e delle unghie di questo vitello? Colui che è bene istruito nella dottrina e non lesina la lode a Dio deve avere le corna per combattere contro l'avversario e le unghie con cui smuovere la terra. Sapete infatti che così fanno i vitelli ancora giovani, allorché stanno acquistando l'audacia dei tori. E, se il salmo ha cura di precisarci che è un vitello giovane, lo fa per sottolinearne la vita nuova. Ecco, forse un qualche eretico ci contraddice: sia combattuto con le corna. Un altro tizio non ci contraddice ma lo vediamo tutto preso dagli interessi e dalle banalità della terra: ebbene, sia smosso con le unghie! Ti sia dunque gradita la mia lode più di questo vitello. Dopo la miseria e dopo il dolore, essa continuerà nell'eterna compagnia degli angeli, dove non ci sarà più né avversario da respingere combattendo né pigro da smuovere dalla terra.

17. [v 33.] I poveri vedano e siano felici. Credano e godano nella speranza! Siano ancora più poveri, per meritarsi di essere saziati. E non succeda che, mentre pieni di orgoglio, fanno spreco della loro abbondanza, si vedano rifiutato il pane che li fa vivere in modo salutare. Cercate il Signore, o poveri! Abbiate fame, abbiate sete 52! Egli stesso è il pane vivo che è disceso dal cielo 53. Cercate il Signore e vivrà la vostra anima. Perché viva il vostro corpo, voi volete il pane; cercate piuttosto il Signore, affinché viva la vostra anima.

Distacco dal superfluo; coraggio tra le miserie della mortalità.

18. [v 34.] Perché il Signore ha esaudito i poveri. Egli ha esaudito i poveri. Non li avrebbe esauditi se non fossero stati poveri. Vuoi essere esaudito? Sii povero! Le tue labbra gridino il tuo dolore, non il tedio. Il Signore ha infatti esaudito i poveri; e non ha disprezzato i suoi in ceppi. Offeso dai servi, li ha ridotti in ceppi; ma, quando gridavano dalle loro catene, non li ha disprezzati. Quali sono queste catene? La condizione mortale, la corruttibilità della carne, ecco le catene con le quali siamo legati. E volete sapere quanto pesanti siano queste catene? Sta scritto: Il corpo che si corrompe appesantisce l'anima 54. Quando gli uomini vogliono essere ricchi nel secolo cercano degli stracci per avvolgere le catene. Sappiti però limitare riguardo a questi stracci! Cerca solo l'indispensabile per soddisfare le tue necessità. Che se invece tu cerchi il superfluo, non fai che appesantire le tue catene. Nella tua prigione, che almeno ci siano solo queste! Ad ogni giorno basta la sua pena 55. In questa pena noi gridiamo a Dio: Perché il Signore ha esaudito i poveri e non ha disprezzato i suoi in ceppi.

19. [v 35.] Lo lodino il cielo e la terra, il mare e tutto quanto si muove in essi. Ecco le vere ricchezze del povero: ammirare la creazione e lodarne il Creatore. Lo lodino i cieli e la terra, il mare e tutto quanto si muove in essi. Allora soltanto le cose create danno gloria a Dio, quando l'uomo, contemplandole, canta la gloria di Dio.

Dio costruisce la Chiesa.

20. [vv 36.37.] Ascolta ancora: Perché Dio salverà Sion. Non cessa di restaurare la sua Chiesa; incorpora al suo Unigenito le genti fedeli; non priva del premio promesso coloro che credono in lui. Perché Dio salverà Sion e saranno ricostruite le città di Giudea. Si riferisce alle chiese. Nessuno dica: Quando si verificherà questa restaurazione delle città di Giudea? Oh, se tu volessi davvero riconoscere questa restaurazione ed essere pietra viva, tanto da far parte di essa! Anche ora vengono costruite le città della Giudea. Giuda infatti significa " confessione "; e con la confessione dell'umiltà si ricostruiscono le città della Giudea: dalle quali restano fuori i superbi che si vergognano di confessare. Perché Dio salverà Sion. Quale Sion? Ascolta le parole che seguono: E la discendenza dei suoi servi la possederà; e coloro che amano il suo nome abiteranno in essa.

I veri discendenti dei Padri

21. Il salmo è finito; ma non ci dispiaccia rimanere ancora un istante su questi due versetti. Essi ci danno degli avvertimenti affinché non ci manchi la speranza d'entrare in quell'edificio. Dice: La discendenza dei suoi servi la possederà. Qual è dunque la discendenza dei suoi servi? Forse tu dirai: Sono i giudei nati da Abramo; e noi, che non siamo nati da Abramo, come possederemo questa città? Ma non sono certo discendenti di Abramo quei giudei ai quali diceva il Signore: Se siete figli di Abramo, fate ciò che faceva Abramo 56. Discendenti dei suoi servi sono quindi gli imitatori della fede dei suoi servi. E costoro ne saranno i possessori. Infine, l'ultimo versetto spiega il precedente. Suppone che tu sia turbato credendo che là dove dice: E la discendenza dei suoi servi la possederà, si riferisca ai giudei e che vada a chiedergli: Noi che siamo i discendenti delle genti che adoravano gli idoli e servivano i demoni, come possiamo sperare un qualche posto in quella città? Per risponderti e per darti fiducia e animarti nella speranza, subito aggiunge: E coloro che amano il suo nome abiteranno in essa. Cioè: I discendenti dei suoi servi sono coloro che amano il suo nome; e poiché sono suoi servi, hanno amato il suo nome. Chiunque non ama il suo nome non può dire di essere discendenza dei suoi servi; mentre coloro che amano il suo nome non pensino di non essere la discendenza dei suoi servi.